Nome medievale: Castrum Sancti Angeli
Castelsantangelo sul Nera è uno dei borghi più raccolti dei Sibillini. Sta sul confine con l’Umbria, attorno ai 760 metri, tra l’alta valle del Nera, il versante del Cornaccione e la presenza severa del Monte Cardosa. È un paese piccolo, circa trecento anime, ma la sua misura non restringe il paesaggio. Lo intensifica. Il verde sale fino alle mura, entra nei vicoli, sfiora le pietre e lascia affiorare torri, porte, chiese e case quasi per sottrazione. Da qui partono sentieri verso Pian Perduto, Monte Prata, Forca di Gualdo e le Sorgenti del Nera. E la montagna resta sempre vicina, come una soglia.
Castelsantangelo sul Nera è la tappa dei libri del potere e della sapienza che confina con l’ombra. Il suo genius loci ruota attorno alla Ninfa Nera, alle sorgenti di Vallinfante, alle figure femminili del sapere popolare e alla Madonna della Cona, piccolo presidio di crinale che guarda il confine e tiene insieme memoria e passaggio. La prima domenica di luglio, per secoli, Gualdo e Castelluccio salivano fin qui in processione, messa, canti, balli e banchetti: una festa nata come suggello di pace dopo le antiche contese fra montagna marchigiana e umbra.
Quelle contese hanno lasciato un episodio inciso nella memoria locale: la battaglia del Pian Perduto, combattuta nel luglio 1522 contro Norcia. La tradizione la tramanda come uno scontro quasi impossibile, con Visso e Castelsantangelo capaci di rovesciare una forza enormemente superiore. A raccontarla fu anche Berrettaccia, poeta-pastore di Castelsantangelo, in un poemetto in ottave che da secoli passa di voce in voce. Qui la storia conserva un passo orale, epico, montano. Non sta ferma negli archivi. Cammina ancora nei racconti dei pastori poeti.
L'ACQUA
L’acqua, però, è il vero filo continuo del borgo. Le sorgenti del Nera aprono un paesaggio che sembra un museo all’aria aperta dedicato alla nascita del fiume. Attorno a Castelsantangelo l’acqua ha una natura leggera, minerali equilibrati ed è ricordata anche per il suo effetto diuretico. Da qui parte anche la leggenda di Nera, ninfa dei boschi trasformata da Giunone in fiume, e di Velino, che si getta dalla rupe delle Marmore per ricongiungersi a lei. Accanto a questo lessico d’acqua vive quello della terra: roveja appenninica, pascoli, sapori di confine, e quel mondo naturale che oggi si legge bene anche nell’Ecomuseo del Cervo e nel Centro Faunistico Il Cervo, sul versante del Cornaccione, dove la memoria di Merlino, il lupo simbolo dei Sibillini, aggiunge al paese una nota selvatica e affettuosa.
«Prendersi cura di tutto ciò che esiste»
Laudato si’ (2015) di Papa Francesco
A Castelsantangelo sul Nera la montagna custodisce due lingue antiche: quella dell’acqua che nasce e quella della memoria che resta.