Montefortino occupa il versante meridionale dei Sibillini, in una posizione che lo mette in dialogo con il sistema dell’Ambro, con la Priora, con il Monte Sibilla e con le gole alte del Tenna.
Se Fiastra lavora sull’acqua aperta del lago, Bolognola e Ussita sulla quota, Castelsantangelo sul Nera sulla soglia di confine, Montefortino raccoglie una materia diversa: più stratificata, più raccolta, più verticale. Il borgo medievale fortificato sale su un colle della riva destra del Tenna con andamento semicircolare, ancora segnato da mura e porte storiche come Porta Santa Lucia, primo ingresso alla parte antica del paese.
Qui uno dei poli più riconoscibili è il Santuario della Madonna dell’Ambro, chiamato anche la Piccola Lourdes dei Sibillini. Sorge tra il Monte Priora e il Castel Manardo, a poca distanza dal torrente Ambro, e custodisce una tradizione mariana che lega il luogo all’apparizione della Vergine alla pastorella Santina, muta dalla nascita. È una presenza che cambia il tono del paesaggio: più raccolto, più silenzioso, quasi di soglia.
Nel centro storico, Palazzo Leopardi ospita la Pinacoteca Civica Fortunato Duranti, nucleo raro per un borgo di montagna e per questo spesso ricordato come il Louvre dei Sibillini. Senza entrare nel catalogo, basta dire questo: la Pinacoteca dà a Montefortino una densità culturale inattesa, fatta di stanze, raccolte, stratificazioni e memoria visiva che allargano il racconto oltre la sola natura.
A Montefortino il paesaggio raccoglie tutto: devozione, roccia, arte, acqua. E lo restituisce con una forza quieta
Poi il paesaggio cambia ancora. Da Rubbiano si entra nelle Gole dell’Infernaccio, forra scavata dal Tenna tra il Monte Priora e il Monte Sibilla. Nel bosco, lungo il sentiero, appare l’Eremo di San Leonardo al Volubrio, ricostruito da Padre Pietro Lavini sui resti dell’antico priorato e affacciato su uno dei tratti più intensi dell’intero sistema sibillino. Più in alto, risalendo verso il Tempio della Sibilla, la Cengia delle Ammoniti conserva nella roccia tracce di mare antico: fossili marini a spirale incastonati sul fianco della Priora.
Una tradizione locale racconta che la strada di Valleria fosse il luogo in cui, nelle notti di plenilunio, le fate della corte della Sibilla scendevano a ballare con i pastori. All’alba correvano verso la montagna lasciando una traccia chiara sulla roccia del Monte Sibilla, ancora letta come Cammino delle Fate. È una leggenda, certo. Ma qui le leggende non galleggiano sopra il paesaggio. Restano dentro di esse.