Le sorgenti del Nera emergono nel silenzio dei prati di Vallinfante, poco sopra Castelsantangelo sul Nera. Qui l’acqua affiora tra le rocce con una continuità antica, limpida, quasi ipnotica. È uno dei luoghi in cui i Sibillini mostrano con più chiarezza il loro ritmo profondo: lento, essenziale, vivo. Nel libro Montagne Magiche, Massimiliano Ossini arriva alle sorgenti nelle prime ore del mattino, accompagnato dal rumore costante del fiume che cresce passo dopo passo.
Racconta Castelsantangelo come un borgo “sospeso in una favola”, dove il verde entra tra le case e la montagna sembra custodire ancora storie, leggende e memorie pastorali. Le sorgenti diventano allora qualcosa di più di un punto naturalistico: una presenza che accompagna il territorio da secoli. “L’acqua ci guarisce, ci consiglia, ci è compagna.
Docile ma testarda, ci insegna ad andare avanti, sempre.” Nel suo racconto, Ossini incontra Sofia, guida del Parco, che lo accompagna lungo il percorso del Museo dell’Acqua all’aperto. Dai prati dove sgorgano quasi cento litri al secondo, il cammino segue il rapporto antico tra il Nera e la comunità: mulini, segherie, allevamenti di trote, centrali idroelettriche. Ogni tappa mostra come qui l’acqua abbia dato forma alla vita, al lavoro e persino all’immaginario. Il sentiero verso le sorgenti è semplice e accessibile, adatto anche a soste lente e passeggiate in famiglia. Intorno, boschi freschi, ponti, prati e il suono continuo del fiume accompagnano il cammino. È facile incontrare tracce della fauna del Parco e percepire quella relazione discreta tra uomo e natura che nei Sibillini resta ancora leggibile. Tra le storie che emergono lungo il percorso c’è anche quella della ninfa Nera e del pastore Velino, trasformati secondo la leggenda in fiume e cascata.
Un racconto che qui sembra appartenere ancora al paesaggio. Alle sorgenti del Nera l’acqua non attraversa soltanto la montagna. La racconta.